20.
Così ti sterperò coi denti e l’ugne
Dolore eterno che nel cor mi pugne.
E poi scorgo altre frasi, altre foto, altri oggetti, libri, fumetti, dischi. Ma non rivedo nessuno, nessun essere vivente, non ho nessun ricordo legato ad altri… perché? Eppure sono sicuro di aver passato la mia vita accanto ad altri, che ora mi appaiono come presenze sottili e invisibili. Devo sforzarmi, devo. Voglio ricordare cos’è stato della mia vita, cos’è stata la mia vita. Per paradosso, riesco solo a ricordare che non mi ricordavo mai di nulla. Mi perdevo sempre qualcosa. Quelle piccole cose superficiali e banali che accadono mille volte quotidianamente io ero capace solo di viverle, ma non di ricordarle. La gente si beava di queste piccolezze, e forse anch’io o forse l’ho semplicemente desiderato, ma veramente ora proprio non ricordo… Il ricordo… Il ricordo… un’ossessione ora più grande della stessa non-vita, perché sono costretto a voler ricordare: qui sotto non è che ci sia poi molto da fare, neanche un ragno con cui parlare, no!, perché mi hanno sigillato dentro questa cassa imbottita con un coperchio pesante ben saldato con la fiamma ossidrica. Forse tra un po’ avrò la compagnia dei vermi che usciranno direttamente dal mio corpo in decomposizione, ma non so se ne gioirò realmente. Ora come ora, non riesco neanche a capire se i miei occhi sono aperti, chiusi o, semplicemente, se ci siano ancora. A pensarci bene gli occhi potrebbero benissimo essere ancora aperti e in grado di svolgere la loro funzione biologica, ma distinguere il buio in cui sono rinchiuso dal buio delle palpebre abbassate appare ora un’impresa titanica. In verità non sono in grado di ricordare come era vedere, osservare, fissare qualcosa o qualcuno. Forse era un qualcosa cui mi ero assuefatto e a cui non ho mai prestato abbastanza attenzione. Qualcuno, fra voi, ha forse mai goduto del fatto di avere due braccia attaccate alle spalle? Forse si, se fra voi c’è qualcuno che non ha l’uso di uno o di entrambe le braccia. Se ora, con uno sforzo immane, riuscissi a spalancare gli occhi, cosa potrei mai vedere? Niente, assolutamente niente. Questo è ancora un misero capriccio, me ne rendo conto. Uno stupido tentativo di sentirsi ancora vivo. Ma abituarsi all’idea, a questa idea, non è facile, ve l’assicuro. Forse è meglio meditare un po’ e tentare di ricordare qualcuno (e non qualcosa). Anche questo ritenete che sia patetico? Fa nulla, ora è questo che voglio fare. E poi credo che in ben pochi stiate ancora veramente ascoltando questo mare di parole slegate. Allora vediamo un po’...
Mi servirebbe il giusto silenzio... Ok, ok, battuta di dubbio gusto... Ma se solo riuscissi a concentrarmi, sento che basterebbe un niente per spalancare le porte della memoria.
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