13 novembre 2005

4.

La mia vera esistenza, invece: quella no, non mi è mai appartenuta. Non l’ho mai considerata mia, non l’ho mai considerata tale. Il perché di questo è coperto di terra come me, ed è qui sotto che va ricercato. E chissà se alla fine di questa chiacchierata, che non so quanto durerà e se qualcuno sarà pronto per starla ad ascoltare (e insisto sull’ascoltare: di interlocutori che mi stiano solo a sentire non ne ho davvero bisogno, mi provocherebbero solo un gran disagio), riuscirò a trovare, o soltanto ad avvicinarmi, finalmente a qualcosa.
Sono troppo confuso? Faticate a seguire i miei pensieri contorti e aggrovigliati? Volete che prosegua più lentamente? Allora prestate un po’ più di attenzione e io da parte mia tenterò di spiegarmi meglio.
La verità è che io da sotto terra non mi sono mai mosso. La mia vita l’ho trascorsa in oscure gallerie, sempre al di sotto ho vissuto, al riparo dai raggi del sole, che ora posso solo ricordare, o immaginare di ricordare. Sempre sotto gli altri mi sono mosso, ho respirato, ho scavato. Come una talpa ho vagato per le mie gallerie, inseguendo e ricercando ossessivamente un labile espediente per poterla apprezzare, la mia vita che ho condotto, per così dire, fra voialtri.

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