16 novembre 2005

5.

Mi ritorna in mente tutt’a un tratto una persona che una volta, forse, ho conosciuto che un giorno, chissà quando, raccontò di essere un uomo cattivo, malato e sgradevole che viveva nel suo sottosuolo rifiutando e odiando di un odio sordo tutti gli altri, davanti ai quali manifestava la sua incapacità di agire e reagire, ben sapendo tuttavia di essere più intelligente di loro. Era chiaramente diventato prigioniero del suo sottosuolo, prigioniero del labirinto della coscienza, e si dibatteva in continuazione tra una costante volontà di umiliarsi e una luciferina smania di emergere. Che fine abbia fatto quell’uomo non lo so e penso che non abbia fatto una fine particolare, ma che abbia continuato a vivere fra sé sputando ogni tanto il veleno che covava sotto la lingua. Mi chiedete cosa c’entri questa storiella con tutto il resto? Molto probabilmente niente, ma rammentavo quell’uomo e la sua storia, così ho deciso di ricordarla a voce alta, senza nessun altro motivo.
Per quanto mi riguarda, ho passato la vita in questo modo, fra le gallerie del sottosuolo, a fuggire la luce e il respiro affannoso dei miei “simili”, rimanendo in continuo movimento, in un continuo andare, in un continuo rincorrere, in un continuo ricercare. Alla fine temo proprio di non esserlo riuscito a trovare quell’espediente che mi facesse apprezzare, anche se solo per un sottile istante, ciò che ho chiamato la mia vita.

0 Comments:

Posta un commento

Links to this post:

Crea un link

<< Home