5.
Mi ritorna in mente tutt’a un tratto una persona che una volta, forse, ho conosciuto che un giorno, chissà quando, raccontò di essere un uomo cattivo, malato e sgradevole che viveva nel suo sottosuolo rifiutando e odiando di un odio sordo tutti gli altri, davanti ai quali manifestava la sua incapacità di agire e reagire, ben sapendo tuttavia di essere più intelligente di loro. Era chiaramente diventato prigioniero del suo sottosuolo, prigioniero del labirinto della coscienza, e si dibatteva in continuazione tra una costante volontà di umiliarsi e una luciferina smania di emergere. Che fine abbia fatto quell’uomo non lo so e penso che non abbia fatto una fine particolare, ma che abbia continuato a vivere fra sé sputando ogni tanto il veleno che covava sotto la lingua. Mi chiedete cosa c’entri questa storiella con tutto il resto? Molto probabilmente niente, ma rammentavo quell’uomo e la sua storia, così ho deciso di ricordarla a voce alta, senza nessun altro motivo.
Per quanto mi riguarda, ho passato la vita in questo modo, fra le gallerie del sottosuolo, a fuggire la luce e il respiro affannoso dei miei “simili”, rimanendo in continuo movimento, in un continuo andare, in un continuo rincorrere, in un continuo ricercare. Alla fine temo proprio di non esserlo riuscito a trovare quell’espediente che mi facesse apprezzare, anche se solo per un sottile istante, ciò che ho chiamato la mia vita.
Per quanto mi riguarda, ho passato la vita in questo modo, fra le gallerie del sottosuolo, a fuggire la luce e il respiro affannoso dei miei “simili”, rimanendo in continuo movimento, in un continuo andare, in un continuo rincorrere, in un continuo ricercare. Alla fine temo proprio di non esserlo riuscito a trovare quell’espediente che mi facesse apprezzare, anche se solo per un sottile istante, ciò che ho chiamato la mia vita.

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