12 febbraio 2006

7.

D’altra parte però si consideri anche che spesso, e solo quello, quell’infimo senso di ribrezzo, quella profonda sensazione di raccapriccio che blocca direttamente il respiro all’altezza del piloro, è ciò che consente di proseguire il cammino attraverso le lunghe gallerie, trovando sempre uno stimolo giusto nelle repentine nausee. Io è proprio questo che facevo: scavavo la terra umida e cadevo in continuazione respirando l’odore nauseante della terra smossa zeppa di vermi. Il disgusto, con cui sono poi risuscito a convivere, di questo odore di terra fetida così vicina alle mie narici mi spingeva di volta in volta a rialzarmi per continuare il mio lavoro; ovviamente non sempre sono riuscito a rialzarmi e l’ultima volta evidentemente mi è stata fatale.
Tuttavia trovo che la mia condizione fosse quella di tanti altri minatori che come me hanno dedicato gran parte del proprio tempo, gran parte della loro vita, al silenzio e alla ricerca di un qualcosa che fosse in grado di aprire un sottilissimo spiraglio, che rappresentasse la più lontana speranza per una sorta di risposta, a quelle domande che perseguitano tutti, prima o poi, volenti o nolenti (certo chi più chi meno ossessivamente), domande del tipo (qui ovviamente, ricado nel banale): «Vale la pena vivere la vita? Per che cosa vale la pena vivere la vita?».

0 Comments:

Posta un commento

Links to this post:

Crea un link

<< Home