09 aprile 2006

13.

Come potreste solo pensare, cari signori, che ci sia altra vita mentre voi riposate eternamente chissà dove?
Perché il tempo dovrebbe continuare a scorrere ora che voi non potete più controllarlo su un orologio, magari che batta per giunta il tempo in ritardo?
Perché il tempo dovrebbe continuare a scorrere per tutti gli altri ora che per voi non scorre più?
E dal vostro punto di vista cosa sarebbe ancora la vita?
E davanti a queste domande io smetto di pensare, ma non di cercare. Certo nessuno può rispondere con assoluta certezza, ma perché desistere dal tentativo della ricerca? Perciò questo delicato intreccio tra vita e morte (risparmiatemi la battuta dei miracoli…) è così intricato che il nostro pensiero si perde dentro a un nero così denso da trasformare il pensiero iniziale stesso in nausea.
E, ovviamente, io ho sollevato questa questione solo per gioco, per spezzare un po’ la monotonia che regna quaggiù: qui, sotto la mia zolla, non c’è niente da fare, tuttavia non ci si annoia perché, è chiaro, il tempo non scorre. Non c’è nessun sole che segue nessuna luna, nessuna notte che segue alcun giorno. Non ci sono giorni, non ci sono anni. è come se il tempo, visto da qui, si divertisse a scorrere su un paio di lancette fissate ad alcun quadrante, nel vuoto, o ad un quadrante che si liquefà (e questo mi ricorda qualcosa – rivedo delle formiche…).
Quando si è vivi ci si annoia (e vi si riduce a tronconi vegetali, come disse chissà chi) perché non si ha niente da fare o si fanno sempre le medesime cose, e nel frattempo il tempo sembra non passare mai o sembra scorrere troppo, troppo lentamente. E annoiandosi, si vive senza costrutto, tristemente e ci si maledice. Io odiavo e invidiavo quelli che non si annoiavano mai, o che quantomeno dicevano di farlo: erano persone di plastica, avulse dalla realtà, completamente false, bastardi iperattivi!

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